L’aiuto deve cominciare dal Giorno Numero UNO.

Una paziente oncologica va supportata dal Giorno Numero UNO: quello in cui, a un controllo di routine, si sente dire che è meglio approfondire e dare un’altra occhiata a ciò che è stato evidenziato da un’ecografia o mammografia. L’aiuto deve iniziare molto prima della cura stessa. È infatti proprio in questo preciso istante che arriva una grande ansia, perché quella donna, in quel momento, si mobilita per difendersi, il suo organismo si prepara in maniera del tutto istintiva alla Lotta o Fuga. Non dobbiamo dimenticare che dal momento della diagnosi alle visite specialistiche successive necessarie per determinare i passi da fare, passa sempre del tempo: e quel tempo va occupato e supportato! Perché è spesso durante quell’interminabile attesa che la donna cade nelle sensazioni di disastro incombente, dovuto anche ai pensieri riguardanti i figli, la famiglia, il proprio lavoro. La donna resta in una situazione di allerta spesso molto a lungo, pensa spesso a conseguenze catastrofiche, e nel corpo subentra uno stato di altissima devastazione. Sensazioni ed emozioni che vanno affrontate e supportate da subito. Ecco allora che l’utilizzo della Metodologia Somatic Experiencing può costituire un validissimo sostegno perché in quel periodo di tempo, la donna viene assalita dal pessimismo, dalla depressione, dalla paura, e il corpo comincia a fare esperienza di sensazioni forti e incomprensibili, legate alla preoccupazione di quanto dovrà essere fatto, al senso di pericolo inerente alla necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico (non solo in generale, ma anche in particolare per il tumore). Tutto quel percorso di aiuto e di sostegno alla donna va offerto sia come prevenzione, dalla diagnosi, per non restare intrappolata nei devastanti sintomi derivanti dal trauma della malattia, e dopo come affiancamento alle cure, durante e in seguito alle procedure mediche, per riuscire a gestire le molteplici sensazioni sopraffacenti legate all’incertezza e agli effetti collaterali delle terapie, dolorosi sia fisicamente che emotivamente. In che modo Somatic Experiencing può beneficiare una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno, e che deve iniziare un percorso di cura? Si aiuta la donna a stabilizzare emozioni e sensazioni nel corpo e di conseguenza nella mente, capendo perché il corpo fa quello che fa e i segnali che manda, tutti volti a risolvere la percezione di minaccia e condurre alla sopravvivenza. Si ancora il corpo alle sensazioni, per capirne le modalità e il funzionamento, e imparare a gestirle e a trovare le risorse innate di autoregolazione. Si mettono in pratica poi tecniche per prepararsi ai vari passi, le visite, i controlli, i vari interventi chirurgici. E questo aiuterà sicuramente anche nella guarigione. E si aiuta la donna a recuperare anche dopo l’anestesia, molto scioccante per il corpo. Quindi l’aiuto è fondamentale, sia durante le terapie, imparando a gestire gli effetti collaterali, l’ansia e il dolore, con l’obiettivo di farla ritornare a una vita il più normale possibile. Così la donna comincia a non sentirsi impotente e vittima della malattia, ma si accorge di poter reagire con forza, puntando alla sua innata capacità di autoregolazione e questo spesso la trasforma allontanandola dagli incubi di anticipazione di quello che dovrà avvenire. Una trasformazione che quasi sempre diventa una trasformazione della vita stessa.